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Costituzioni - Capitolo III

La vita di preghiera dei Frati

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1. La preghiera a Dio, come respirazione di amore, nasce dalla mozione dello Spirito Santo, per cui l’uomo interiore si pone in ascolto della voce di Dio che parla al cuore.
2. Dio infatti, che ci ha amato per primo, ci parla in molti modi: in tutte le creature, nei segni dei tempi, nella vita degli uomini, nel nostro cuore e specialmente mediante il suo Verbo nella storia della salvezza.
3. Nella preghiera, rispondendo a Dio che ci parla, raggiungiamo la nostra pienezza in quanto usciamo dall’amor proprio e, in comunione con Dio e con gli uomini, ci trasferiamo in Cristo Uomo-Dio.
4. Cristo stesso, infatti, è la nostra vita,la nostra orazione e la nostra azione.
5. Perciò, allora veramente realizziamo un filiale colloquio con il Padre quando viviamo Cristo e preghiamo nel suo Spirito, che grida nel nostro cuore: Abbà, Padre!
6. Consacrati più intimamente al servizio divino per mezzo dei consigli evangelici, sforziamoci in libertà di spirito di attuare fedelmente e costantemente questa vita di preghiera.
7. Coltiviamo perciò con massimo impegno lo spirito della santa orazione e devozione, al quale tutte le altre cose temporali devono servire, così da essere veri seguaci di san Francesco, che sembrava non tanto uno che prega, quanto uomo fatto preghiera.
8. Desiderando sopra tutte le cose lo spirito del Signore e la sua santa operazione, pregando sempre Dio con cuore puro, offriamo agli uomini la testimonianza di una preghiera autentica, così che tutti vedano e sentano nel nostro aspetto e nella vita delle nostre fraternità la bontà e la benignità di Dio presente nel mondo.
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1. La nostra preghiera sia l’espressione caratteristica della nostra vocazione di frati minori.
2. Preghiamo veramente come frati quando ci riuniamo nel nome di Cristo, e ci amiamo fra noi; in modo che il Signore sia realmente in mezzo a noi.
3. E preghiamo veramente come minori quando viviamo con Cristo povero ed umile, offrendo al Padre il grido dei poveri nella condivisione effettiva della loro condizione di vita.
4. Come i profeti, i salmisti e lo stesso Cristo ci hanno insegnato, la nostra preghiera non sia fuori della realtà; ma sull’esempio di san Francesco che trovò il Signore nel lebbroso, s’incarni sempre più nelle condizioni di vita, negli eventi della storia, nella religiosità del popolo e nella particolare cultura delle regioni.
5. Così l’orazione e l’azione, ispirate dall’unico e medesimo Spirito del Signore, anziché opporsi tra
loro, si completano a vicenda.
6. La preghiera francescana è affettiva, cioè preghiera del cuore, che ci porta ad una intima esperienza di Dio. Contemplando Dio, sommo bene, da cui ogni altro bene procede, devono erompere dal nostro cuore l’adorazione, il ringraziamento, l’ammirazione e la lode.
7. Vedendo Cristo in tutte le creature, andiamo per il mondo annunciando la pace e la penitenza, invitando tutti alla lode di Dio, come testimoni del suo amore.
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1. Consacrati mediante il battesimo e la professione religiosa al servizio di Dio, teniamo in massima
considerazione la sacra Liturgia, che è l’esercizio dell’ufficio sacerdotale di Cristo, il culmine di ogni azione della Chiesa e la sorgente della vita cristiana. Da questa fonte nutriamo la vita interiore personale e fraterna ed apriamo i suoi tesori ai fedeli.
2. Teniamo perciò in massimo conto il mistero dell’Eucaristia e l ’Ufficio divino, che san Francesco
voleva che informassero tutta la vita della fraternità.
3. A questo fine gioverà molto designare nelle fraternità dei frati per la preparazione delle azioni liturgiche, affinché queste si rinnovino sempre più con creatività e spontaneità, nella fedeltà alle norme liturgiche e secondo lo spirito di esse.
4. Quanto al rito, i frati si conformino alle prescrizioni che le competenti autorità ecclesiastiche hanno emanato per la regione dove essi si trovano.
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1. Partecipiamo con piena ed attiva consapevolezza al sacrificio eucaristico, nel quale celebriamo il mistero pasquale di Gesù Cristo finché egli venga, non ritenendo nulla di noi stessi,affinché ci accolga totalmente colui che totalmente a noi si dona.
2. Per rendere più evidente che, spezzando il pane eucaristico, siamo elevati alla comunione con Cristo e fra noi, nelle nostre fraternità si celebri ogni giorno una messa della comunità. Dove ciò non fosse possibile quotidianamente, si celebri almeno periodicamente e con la partecipazione di tutti i frati.
3. Per manifestare inoltre l’unità del sacrificio, del sacerdozio e della fraternità, è lodevole concelebrare, a meno che non sia necessaria la celebrazione individuale.
4. L’Eucaristia, nella quale sotto le specie consacrate è presente per noi lo stesso Signore Gesù Cristo, sia conservata nei nostri oratori e nelle nostre chiese nel luogo e nel modo più degni possibile.
5. Sull’esempio di san Francesco, veneriamo sopra tutte le cose Gesù Cristo presente nell’Eucaristia; offriamo con lui a Dio Padre noi stessi e le nostre azioni, e dinanzi a lui, centro spirituale della fraternità, fermiamoci frequentemente in devota preghiera.
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1. Nella celebrazione del sacrificio eucaristico e nelle nostre preghiere, consapevoli dello spirito cattolico di san Francesco, preghiamo Dio per la santa madre Chiesa, per coloro che ci governano, per tutti gli uomini, per la salvezza del mondo intero e in particolare per tutta la famiglia francescana e per i benefattori; e inoltre, con pio sentimento di carità, raccomandiamo a Dio tutti i defunti.
2. Quanto ai suffragi, si stabilisce: alla morte del Romano Pontefice, del ministro generale e di un ex-ministro generale, da ciascuna fraternità si celebri una messa per i defunti. Lo stesso si faccia per i definitori e ex-definitori generali in ogni fraternità del gruppo al quale essi appartenevano.
3. Al Capitolo provinciale spetta stabilire i suffragi per i ministri ed ex-ministri provinciali, per i frati, per i genitori e i benefattori.
4. Ogni anno, dopo la solennità di san Francesco, in ogni nostra fraternità si celebri la commemorazione per tutti i frati e i benefattori defunti.
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1. La Chiesa, non soltanto con la celebrazione dell’Eucaristia, ma anche in altri modi, specialmente con la celebrazione della Liturgia delle Ore, si associa a Cristo nel canto di lode e nella intercessione supplice, e affida a noi tale incarico.
2. Tutta la fraternità si riunisca quindi ogni giorno, nel nome di Cristo, per la celebrazione comunitaria della Liturgia delle Ore. Quando questo non può essere fatto integralmente, si celebrino in comune almeno le Lodi e i Vespri.
3. Raccomandiamo, inoltre, che i frati facciano lo stesso ovunque siano o si trovino, e che, secondo le circostanze dei luoghi, si celebri la Liturgia delle Ore con i fedeli.
4. Il Capitolo locale, con l’approvazione del superiore maggiore, disponga l’orario della casa e del lavoro in modo che il corso del giorno sia consacrato dalla lode di Dio, tenendo anche conto delle particolari circostanze delle persone, dei tempi e delle culture.
5. Coloro che non possono celebrare comunitariamente la Liturgia delle Ore, si ricordino che anche
nella recita privata si uniscono spiritualmente a tutta la Chiesa e specialmente ai fratelli; con questa stessa profonda intenzione preghino quei frati che dicono l’ufficio dei Pater noster, secondo la Regola.
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1. Nella Liturgia delle Ore parliamo a Dio con le sue parole tratte dalla Scrittura e Dio stesso viene incontro a noi con la sua parola e ci parla.
2. Affinché la parola di Dio penetri più profondamente nei nostri cuori e informi più efficacemente tutta la nostra vita, la Liturgia delle Ore sia viva ed attiva, preferibilmente con intervalli di silenzio, che molto contribuiscono ad una consapevole e proficua celebrazione.
3. A imitazione di san Francesco, che spesso esprimeva i suoi affetti con il canto e la musica, le azioni liturgiche, almeno nei giorni festivi, siano celebrate, per quanto possibile, con il canto.
4. I frati facciano attenzione non tanto all’espressione melodica della voce quanto piuttosto alla partecipazione interiore, affinché la voce concordi con la mente e la mente con Dio.
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1. Custodiamo e promoviamo quello spirito contemplativo che risplende nella vita di san Francesco e dei nostri antichi frati. Dedichiamo quindi ad esso un più ampio spazio curando l’orazione mentale.
2. L’autentica orazione mentale ci conduce allo spirito di vera adorazione, ci unisce intimamente a Cristo e accresce di continuo nella vita spirituale l’efficacia della sacra Liturgia.
3. E perché non si affievolisca mai lo spirito di preghiera, ma sempre più si accenda in noi, dobbiamo dedicarci ogni giorno della nostra vita a questo esercizio.
4. I superiori e gli altri, ai quali è affidata la cura della vita spirituale, si adoperino perché tutti i frati
progrediscano nella conoscenza e nella pratica dell’orazione mentale.
5. I frati poi attingano alle fonti genuine della spiritualità cristiana e francescana lo spirito di preghiera e la preghiera stessa, per potere apprendere la sublime conoscenza di Gesù Cristo.
6. L’orazione mentale è maestra spirituale dei frati, i quali, se sono veri e spirituali frati minori, pregano sempre interiormente. Pregare infatti altro non è che parlare a Dio con il cuore; e, in realtà, non prega chi parla a Dio soltanto con la bocca. Ognuno perciò si sforzi di attendere all’orazione mentale o contemplazione e, secondo l’insegnamento di Cristo, ottimo maestro, di adorare l’eterno Padre in spirito e verità, adoperandosi con sollecita cura di illuminare la mente e infiammare il cuore, più che di formulare parole.
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1. Il primato dello spirito e della vita di preghiera sia messo pienamente in atto sia dalle fraternità sia dai singoli frati, dovunque essi si trovino, come è richiesto dalle parole e dall’esempio di san Francesco e dall’autentica tradizione cappuccina.
2. È della massima importanza formare la coscienza alla necessità vitale della preghiera personale. Ogni frate, dovunque si trovi, si procuri ogni giorno il tempo occorrente, per esempio un’ora intera, per l’orazione mentale.
3. I Capitoli provinciali e locali provvedano che tutti i frati abbiano il tempo necessario per l’orazione mentale da farsi sia in comune che in privato.
4. La fraternità locale nei Capitoli si interroghi sulla preghiera comunitaria e personale dei frati. I frati, e per il loro ufficio pastorale prima di tutto i superiori, si sentano responsabili della reciproca animazione della vita di preghiera.
5. Come discepoli di Cristo, benché poveri e fragili, rimaniamo costantemente fedeli alla preghiera, in modo che coloro che cercano sinceramente il Signore, si sentano invitati a pregare con noi.
6. Con grande impegno coltiviamo e promoviamo nel popolo di Dio lo spirito di preghiera soprattutto interiore, perché questo, fin dall’inizio, fu carisma della nostra Fraternità di Cappuccini e, come testimonia la storia, germe di genuino rinnovamento.
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1. Nella preghiera, come figli di Dio, lasciamoci condurre dallo Spirito Santo, affinché ci faccia crescere ogni giorno nella comunione con il Padre e con i fratelli.
2. Nello spirito del santo Vangelo veneriamo e predichiamo ai fedeli in modo speciale i misteri dell’umanità di Cristo, particolarmente del Natale e della Passione, nei quali san Francesco ammirava l’amore e l’umiltà del Signore.
3. Veneriamo con singolare devozione, specialmente con il culto liturgico e il rosario, Maria Madre
di Dio e Vergine concepita senza peccato, figlia e serva del Padre, madre del Figlio e sposa dello Spirito Santo, fatta Chiesa, secondo l’espressione di san Francesco, e promoviamo la sua devozione tra il popolo. Lei infatti è nostra madre e avvocata, patrona del nostro Ordine, partecipe della povertà e della passione di suo Figlio, e, come testimonia l’esperienza, via per fare nostro lo spirito di Cristo povero e crocifisso.
4. Allo stesso tempo veneriamo piamente, secondo l’antica tradizione, san Giuseppe, suo sposo.
5. Coltiviamo e promoviamo, secondo le consuetudini locali, la devozione al santo Padre Francesco, modello dei minori, e ai santi, specialmente nostri, facendo però attenzione che tale venerazione sia sempre conforme allo spirito della sacra Liturgia.
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1. Al fine di un continuo rinnovamento della nostra vita religiosa, tutti i frati ogni anno facciano gli esercizi spirituali. Si abbiano anche altri periodi di ritiro, che alle volte lodevolmente vengano organizzati in modo diverso, tenuto conto della diversità degli uffici.
2. A questo fine i superiori predispongano il tempo necessario e l’opportunità per ognuno, anche per chi vive fuori convento.
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1. Ogni fraternità deve essere veramente una fraternità che prega. A questo scopo giova promuovere, secondo la multiforme grazia di Dio, nelle province e nelle regioni, fraternità di ritiro e di contemplazione, nelle quali i frati possano dedicarsi per un certo tempo, come Dio concederà loro, alle cose dello spirito e alla vita di preghiera.
2. Questi frati, in comunione con la fraternità provinciale, tengano presente ciò che san Francesco scrisse per quelli che vogliono vivere piamente negli eremi.
3. Spetta al Capitolo provinciale o alla Conferenza dei superiori maggiori decidere circa l’opportunità di tali fraternità e provvedere alla loro regola di vita.
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1. Il silenzio, che è custode fedele della vita interiore ed è richiesto dalla carità della vita in comune, venga tenuto in grande stima in tutte le nostre fraternità per custodire la vita di preghiera, di studio e di riflessione.
2. È compito del Capitolo locale assicurare nelle nostre fraternità il clima di preghiera e di raccoglimento, tenendo lontano tutto ciò che lo può ostacolare.
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1. La lettura della Sacra Scrittura e di altri libri spirituali è mezzo efficace per nutrire la vera devozione e favorire l’esperienza di Dio. I singoli frati siano fedeli nel dedicare un tempo sufficiente a questa lettura.
2. Per avere sempre davanti agli occhi la via e la vita che abbiamo promesso, in ogni provincia si diano norme per la lettura pubblica della Sacra Scrittura, della Regola, del Testamento e delle Costituzioni, e per la rinnovazione della professione in comune.

 
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