La sera dell’11 marzo 1909 a Ingenbohl (Svizzera) presso l’Istituto delle Suore della Santa Croce, moriva fr. Bernardo Christen da Andermatt, Ministro generale dell’Ordine dal 1884 al 1908 e Arcivescovo titolare di Stauropoli dal 30 maggio 1908.
Nato il 23 luglio 1837, quarto dei tredici figli di Sebastiano Christen e Maria Josepha Danioth, al fonte battesimale ricevette il nome di Edoardo. Nel convento di Lucerna il 4 ottobre 1855, festa di San Francesco d’Assisi, vestiva l’abito cappuccino iniziando il suo di noviziato. Il 29 luglio 1860 era ordinato sacerdote da mons. Carlo Arnod, Vescovo di Basilea. Insegnate, maestro dei novizi, definitore provinciale, Ministro provinciale, queste le sue attività, fino al 30 giugno 1883, quando veniva inviato in aiuto alla sofferente Provincia di San Fedele in Ticino (Svizzera). Partendo da Lugano “solo breviario et tessera accessus et recessus instructus venerat ad Urbem” (Analecta 25 [1909] 153) per partecipare al Capitolo generale dell’Ordine convocato per il 9 maggio 1884. Secondo il sistema vigente allora i 109 capitolari elessero dapprima i Definitori generali (fr. Bernardo da Andermatt fu eletto primo definitore generale con 73 voti) e successivamente, tra questi, il Ministro generale. Fr. Bernardo da Andermatt fu eletto al primo scrutinio con 64 voti. Nella sua prima Lettera circolare, datata 13 giugno 1884 festa di Sant’Antonio da Padova, annunciava il suo programma “Avanziamo dunque o fratelli forti della duplice armatura della celeste luce della scienza e della fiamma della carità divina….La norma nostra e quasi direi la sintesi di tutta la nostra vita sia la parola d’ordine, nella quale vogliamo compendiare le esortazioni e gli esempi del nostro Serafico Padre S. Francesco: contemplazione e apostolato, preghiera e azione. La invariata Regola serafica, i precetti delle nostre Costituzioni, come pure le pie consuetudini che la sapienza dei nostri padri ci ha tramandato.….. noi incrollabilmente osserveremo, senza peraltro negarci il diritto di poter adeguare prudentemente la disciplina nostra alle condizioni dei giorni nostri……Riordinate a poco a poco le nostre case, l’illustre Ordine nostro non sarà né inferiore alla nobiltà della sua grande missione, né indegno delle passate glorie” (Analecta 1 [1884] 22-23). Alle parole seguirono i fatti. Nei suoi 24 anni di guida alla testa dell’Ordine, oltre a visitare ed accostare personalmente ad uno ad uno i frati, mise in moto quell’adattamento dell’Ordine alle mutate condizioni della società. Riordinata la Curia generale e progettata la nuova sede, assunse in prima persona la direzione dell’Animazione missionaria, curandone personalmente uno Statuto e incoraggiando i frati alla missio ad gentes. Promosse l’abrogazione del Commissariato apostolico per i frati spagnoli, dette vigore e forza alla Postulazione generale, fondò Analecta, giornale mensile informativo per far conoscere gli Atti della Santa Sede e dell’Ordine, dette impulso alla fondazione di Seminari o Collegetti Serafici, riorganizzò l’Opera serafica delle Sante Messe. Condusse con decisione la revisione del calendario, del breviario, del messale e del martilogio dell’Ordine. Con impegno e non senza resistenze dette inizio ad una revisione equilibrata e attualizzata delle Costituzioni (saranno pubblicate solamente nel 1909). Profuse molte delle sue energie nel dare incremento agli Studi, riordinando i programmi delle singole Province o promuovendo l’accesso dei frati alle Università, predispose infine la fondazione a Roma del Collegio Internazionale San Lorenzo da Brindisi per coloro che avrebbero frequentato le Università pontificie. Il Collegio fu inaugurato il 26 settembre 1908 dal nuovo Ministro generale, fr. Pacifico da Seggiano.
L’attività dei 24 anni del suo generalato è ricca di avvenimenti così come è ricca la sua figura e la sua personalità. Per conoscerla meglio o per scoprirne i tratti meno conosciuti, l’Istituto Storico dei Cappuccini ha organizzato un Convegno di Studi che si terrà a Roma dall’11 al 13 marzo 2010 presso il Collegio San Lorenzo da Brindisi. Sarà il momento celebrativo che concluderà l’anno centenario della morte.